La signora M celebra la Festa della Repubblica e poi boicotta i referendum dell’8 e 9 giugno: niente scheda, niente voto, niente quorum.
Smask
03 Giugno
Il 2 giugno, durante le celebrazioni per la Festa della Repubblica, la signora M, parlando dei cinque referendum abrogativi su lavoro e cittadinanza dell’8 e 9 giugno, ha dichiarato ai giornalisti:
«Vado a votare, ma non ritiro la scheda: è una delle opzioni».
Nel giorno in cui si celebra la sovranità popolare, la presidente del Consiglio annuncia che non parteciperà a uno degli strumenti più diretti della democrazia: il referendum. Non voterà “no”. Semplicemente, cercherà di far fallire il voto, contribuendo al mancato raggiungimento del quorum del 50%.
Questa è la sua idea di partecipazione.
Del resto, la linea è chiara. Il presidente del Senato, Ignazio La Russa, aveva detto: “Farò propaganda affinché la gente se ne stia a casa”.
Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha parlato di “astensionismo politico”.
È tutto perfettamente legale. Ma è politicamente accettabile che chi guida il governo faccia campagna contro la partecipazione? Che una presidente del Consiglio, nel pieno delle sue funzioni, dichiari apertamente di voler contribuire all’insuccesso di un referendum?
L’8-9 giugno non si vota solo su cinque leggi. Si vota su diritti fondamentali.
E la signora M ha scelto di voltarsi dall’altra parte.
Fonti:
https://www.ilpost.it/2025/06/03/giorgia-meloni-quorum-referendum-giugno