Un’industria da 73 miliardi. Salari da fame, ghetti e aborti nascosti. E lui parla di “radici e futuro”.
Smask
12 Novembre
Il 9 novembre, per la Giornata Nazionale dell’Agricoltura, il signor L ha deciso di celebrare il settore sui social.
Ha parlato di un’agricoltura “cuore pulsante dell’Italia”, fatta di “radici, identità e futuro”.
Ha celebrato “il lavoro silenzioso di chi ogni giorno cura la terra e la fa vivere”, e “gli uomini e le donne che seminano speranza e raccolgono futuro”.
Poi ha aggiunto che “l’Italia è riconosciuta nel mondo come una superpotenza della qualità, grazie alla fatica, all’ingegno e alla passione che nascono nei campi, nelle stalle e nei vigneti”.
Un racconto perfetto.
Peccato che la Flai-Cgil, nel Rapporto sulle agromafie e il caporalato, mostra un’altra realtà.
Un settore che nel 2023 ha mosso 73,5 miliardi di euro, ma dove le lavoratrici guadagnano 150 euro in meno al mese rispetto agli uomini.
Dove più di 50 mila donne straniere lavorano in nero, senza contratto, senza tutele, spesso nei ghetti.
Molte vengono sfruttate due volte: nei campi e nelle baracche, dove cucinano e accudiscono gratuitamente gli uomini del gruppo.
Chi si ammala viene abbandonata. Chi resta incinta, spesso, deve abortire di nascosto.
E in tutto ciò, il ministro tesse un racconto fatto di “radici”, “identità” e “futuro”. Ma quale futuro?
A cosa serve il suo racconto? A celebrare la retorica per nascondere la realtà?
Fonti:
https://www.instagram.com/p/DQ1H0G4igHx/?utm_source=ig_web_copy_link&igsh=MzRlODBiNWFlZA==
https://www.fondazionerizzotto.it/wp-content/uploads/2024/12/Sintesi-VII-Rapporto_271124.pdf