Il signor S voleva far passare il Ponte da 13 miliardi per infrastruttura militare, ma la Nato ha detto no. Chi credeva di prendere in giro?
Smask
05 Settembre
Il governo della signora M ha provato a infilare il Ponte sullo Stretto di Messina, un’opera da oltre 13 miliardi, dentro le spese militari della Nato per centrare il nuovo obiettivo del 5% del Pil fissato a giugno dai Paesi dell’Alleanza.
Peccato che Matthew Whitaker, ambasciatore Usa alla Nato, abbia chiarito che le spese da conteggiare nel 5% del Pil devono riguardare solo difesa e mezzi militari.
“Non si tratta di ponti privi di valore strategico-militare. Non si tratta di scuole che in qualche immaginario mondo di fantasia sarebbero state utilizzate per qualche altro scopo militare”, ha aggiunto.
Tradotto: il Ponte non è armamento, e quindi non vale.
In risposta, il signor S assicura che “il Ponte sullo Stretto è già interamente finanziato con risorse statali e non sono previsti fondi destinati alla Difesa”.
Ma ad agosto, non aveva dubbi e aveva rilanciato il progetto spiegando che il Ponte “può essere attraversato da qualsiasi mezzo, compresi mezzi di soccorso, con risparmio di tempo. Dio non voglia e non sia mai usato per questi motivi ma l’utilizzo per scopi non turistici e di lavoro e civili c’è. Il ponte può essere utilizzato per tutto quello per cui viene costruito”.
Prima il ponte era strategico e pronto ad accogliere qualsiasi mezzo, oggi diventa solo un’opera civile a spese dello Stato. Il signor S pensava davvero di farla franca con gli “alleati” americani?
Fonti:
https://www.ilpost.it/2025/09/03/stati-uniti-spese-militari-ponte-stretto-messin