Strage di Bologna. Sentenze definitive. Ma la “matrice” la signora M non ce la fa proprio a dirla.
Smask
03 Agosto
Il 2 agosto 1980, alle 10:25 del mattino, un’esplosione nella sala d’attesa della stazione di Bologna provocò la morte di 85 persone, con oltre 200 rimasero ferite. È la più grave strage del secondo dopoguerra italiano.
Nonostante i depistaggi orchestrati da settori deviati dello Stato e da ambienti legati alla P2, le indagini hanno definitivamente accertato che si trattò di un attentato neofascista. Gli esecutori materiali furono i Nuclei Armati Rivoluzionari, un gruppo terroristico di estrema destra.
Eppure, nel 2025, a quarantacinque anni di distanza, la signora M, presidente del Consiglio, riesce ancora a rilasciare una dichiarazione commemorativa in cui evita qualsiasi riferimento alla matrice neofascista della strage.
Ha dichiarato: “Il terrorismo ha colpito con tutta la sua ferocia la città di Bologna, con un attentato che ha disintegrato la stazione, uccidendo 85 persone e ferendone oltre duecento. Oggi ci stringiamo ai familiari delle vittime […] Il Governo continuerà a fare la sua parte in questo percorso per arrivare alla piena verità sulle stragi che hanno sconvolto la Nazione nel secondo Dopoguerra […]”
Terrorismo, ferocia, oscurità: parole generiche ripetute ogni anno come un mantra. Perché la signora M evita sistematicamente di pronunciare la parola “neofascismo”?
Paolo Bolognesi, presidente dell’associazione familiari delle vittime, ha parlato chiaro: “Condannare la strage di Bologna senza riconoscerne e condannarne la matrice fascista è come condannare il frutto di una pianta velenosa, continuando ad annaffiarne le radici”.
Quale mano regge l’annaffiatoio?
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