Criminali, immigrati, bambini tolti alle famiglie. Così la signora M fa campagna sul referendum sulla giustizia.
Smask
16 Marzo
“Con il No ci ritroveremo immigrati illegali, stupratori, pedofili e spacciatori rimessi in libertà che mettono a repentaglio la vostra sicurezza. Antagonisti che devastano le vostre stazioni senza alcuna conseguenza giudiziaria. […] Figli strappati alle madri perché i giudici non condividono il loro stile di vita”.
Così la signora M ha deciso di fare campagna per il Sì al referendum sulla giustizia.
Un catalogo della paura: criminali, immigrati, anarchici, bambini tolti alle famiglie, ma il referendum non riguarda nulla di tutto questo.
Il cuore della riforma è la cosiddetta “separazione delle carriere” tra giudici e pubblici ministeri.
Peccato che una stretta molto forte sia stata già introdotta con la riforma voluta dall’ex ministra della Giustizia Marta Cartabia nel 2022, e funziona così: un magistrato può passare da giudice a pm una sola volta in tutta la carriera, e solo nei primi nove anni. Inoltre, deve trasferirsi in un altro distretto di Corte d’appello e in un’altra regione rispetto a quella in cui ha prestato servizio.
Il risultato è che questo passaggio viene utilizzato in pochissimi casi: circa l’1% dei magistrati cambia funzione.
In altre parole, la mobilità tra le due funzioni è stata già drasticamente limitata.
E riguarda solo il settore penale, non i giudizi civili che incidono sulla vita quotidiana delle persone: lavoro, famiglia, contratti, diritti sociali.
Per questo la “separazione delle carriere” agitata nella campagna referendaria è in gran parte un falso obiettivo.
E allora perché tutta questa propaganda?
Negli ultimi mesi il governo ha promosso tre riforme: il premierato, l’autonomia differenziata e la riforma della magistratura.
- Il premierato rafforza il capo del governo rispetto al Parlamento.
- L’autonomia differenziata sposta verso l’esecutivo passaggi decisivi nella definizione dei diritti sociali minimi garantiti ai cittadini.
- La riforma della magistratura interviene sugli equilibri interni al potere giudiziario.
Presi singolarmente, sono tasselli diversi, ma messi insieme indicano una direzione chiara: rafforzare il potere dell’esecutivo e ridurre i contrappesi istituzionali.
A proposito: le sentenze già ora le fanno i magistrati giudicanti. Quindi la lista delle minacce che cosa mai avrebbe a che vedere con la mirabolante “separazione” delle carriere?
Fonti:
https://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/01397969.pdf
https://pagellapolitica.it/articoli/quanti-magistrati-cambiano-carriera