Attacco a sette articoli della Costituzione con il referendum. E non volevano farlo sapere.
Smask
15 Marzo
La riforma della giustizia su cui si voterà al referendum non è un “aggiustamento“ tecnico, ma una modifica pesante che cambia diversi articoli della Costituzione:
Articolo 87 Oggi: il Presidente della Repubblica presiede il Consiglio superiore della magistratura. Il Csm è uno solo. Con la riforma dovrebbe presiederebbe due organi distinti: uno per i giudici e uno per i pm.
Articolo 102 Oggi: la funzione giurisdizionale è esercitata dai magistrati ordinari. Se passa il referendum fra magistrati giudicanti e requirenti di fatto spaccherebbero in due parti la magistratura.
Articolo 104 Oggi: esiste un solo Consiglio superiore della magistratura, organo di autogoverno di tutti i magistrati. Con la riforma nascerebbero due Csm distinti, uno per i giudici e uno per i pubblici ministeri.
Articolo 105 Oggi il Csm decide sulle carriere dei magistrati, compresa la disciplina. Con la riforma queste funzioni passerebbero ai due nuovi Csm, mentre la disciplina verrebbe affidata a una nuova Alta Corte disciplinare.
Articolo 106 Oggi: professori universitari e avvocati con lunga esperienza possono diventare consiglieri di Cassazione per meriti insigni su designazione del Csm. Se passa la riforma, la designazione spetterebbe al Csm dei magistrati giudicanti.
Articolo 107 Oggi: stabilisce lo status dei magistrati e l’unità dell’ordine giudiziario. Con la riforma verrebbe modificato per adeguarlo alla separazione tra magistrati giudicanti e requirenti.
Articolo 110 Oggi: il Ministro della giustizia organizza i servizi della giustizia, ferme le competenze del Csm. Se passa la riforma, il riferimento sarebbero due Csm.
Possono sembrare dettagli, ma se la Costituzione è stata scritta così, una ragione c’è: tenere la pubblica accusa lontana dal governo.
Con la riforma il Csm verrebbe diviso e più debole. Molte regole concrete arriverebbero solo dopo, con leggi attuative ancora da scrivere.
E tra le proposte già circolate c’è anche l’idea che sia il Ministero della Giustizia a indicare le priorità delle indagini.
Fonti: