La campagna sul referendum del ministro signor N: “meccanismo para mafioso” e “verminaio”.
Smask
16 Febbraio
Il 22 e 23 marzo si vota sul referendum giustizia.
Il governo vuole cambiare ben sette articoli della Costituzione: si vorrebbero due Consigli Superiori della Magistratura distinti, il sorteggio dei membri togati e un’Alta Corte disciplinare che toglie poteri all’attuale CSM, presieduto dal Presidente della Repubblica.
Nel difendere questa riforma, il ministro della Giustizia, il signor N, ha parlato di “meccanismo para mafioso”, di “verminaio correntizio”, di “mercato delle vacche”.
Ma a cosa si riferisce?
Forse al caso di Luca Palamara, ex membro del CSM, non a caso radiato dopo l’inchiesta del 2019 che rivelò accordi opachi sulle nomine dei vertici di alcune procure. Uno scandalo che ha portato a sanzioni e dimissioni.
Ma per il ministro tutto il sistema di autogoverno della magistratura sarebbe marcio e il sorteggio la soluzione.
Il punto è che il referendum non si limita a intervenire sulle correnti. Ridisegna l’organo che garantisce l’indipendenza della magistratura dal potere politico.
Il CSM attualmente decide nomine, trasferimenti e disciplina proprio per evitare che queste leve finiscano sotto il controllo diretto della politica. Dividerlo, sorteggiare i togati e togliere il potere disciplinare significa cambiarne l’equilibrio. Se i togati vengono estratti a sorte mentre i laici restano legati al Parlamento, il peso della maggioranza politica cresce.
Anche la separazione delle carriere viene presentata come un’urgenza. Ma un tema inesistente: nel 2024 i cambi di funzione sono stati 42 su quasi 9.000 magistrati: lo 0,4%.
Se è tutto un “verminaio”, perché allora la riforma finisce per rafforzare il peso della politica sull’organo che dovrebbe tenerla a distanza?
Fonti:
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