680 milioni per rinchiudere migranti disperati in un lager mascherato: il “successo” secondo la signora M.
Smask
20 Giugno
Una trentina di persone trattenute in un centro costruito e gestito con 680 milioni di euro in cinque anni.
Rimpatri effettivamente eseguiti? Zero, salvo poche eccezioni verso la Tunisia.
“Funzioneranno, dovessi passarci ogni notte fino alla fine del governo”, ha detto la signora M a dicembre sul palco di Atreju, ma trattenuti ce ne sono, rimpatriati no. Cosa funziona, esattamente?
Nel centro di Gjader non finiscono criminali, ma persone senza reati. Migranti considerati “irregolari”, che non possono essere rimpatriati perché mancano accordi con i loro Paesi, o per motivi legali. E allora che si fa? Li si spedisce di notte, senza spiegazioni, in un centro isolato in Albania.
Un caso emblematico è Daza (nome di fantasia), camerunense trasferito dall’Italia, in grave fragilità psicologica, che beve le proprie urine e crede di essere ancora in Italia.
Daza non è un caso isolato. Dal 11 aprile al 21 maggio 2025, sono passate 57 persone, per lo più da Algeria, Nigeria, Marocco, Pakistan e Bangladesh. La permanenza media è stata di 14 giorni. I rimpatri sono meno della metà (24), nessuno direttamente dall’Albania: prima tornano in Italia, rendendo inutile il centro.
Quando la disperazione prende il sopravvento, si somministrano tranquillanti “a sentimento”, senza protocolli, da personale italiano pagato con soldi pubblici.
In pochi mesi si contano 45 casi di autolesionismo, proteste e tentativi di suicidio.
E i controlli? Nessuno: dati su ingressi, presenze e rimpatri sono segreti. Parlamentari e giornalisti non possono entrare.
Non serve a rimpatriare, non frena gli sbarchi, non rispetta i diritti. Ma costa milioni.
A cosa serve davvero questo centro?
Fonti:
https://pagellapolitica.it/articoli/costo-centri-migranti-albania