Altro che stop alla Fornero: la signora M rinvia la pensione e ridimensiona il riscatto della laurea.
Smask
18 Dicembre
Con un emendamento alla Legge di Bilancio, il governo della signora M interviene sulle pensioni anticipate senza toccare formalmente l’età pensionabile, ma modificando le regole di accesso all’uscita dal lavoro.
Dal 2032 si allunga infatti la finestra tra il raggiungimento dei requisiti contributivi e l’erogazione dell’assegno, che cresce progressivamente fino a sei mesi.
La Manovra interviene anche sul riscatto della laurea, lo strumento che consente, pagando spesso cifre rilevanti, di trasformare gli anni di studio in contributi utili per anticipare la pensione. Dal 2031, però, una parte di quei mesi non verrà più conteggiata ai fini dell’accesso alla pensione anticipata, pur restando valida per il calcolo dell’importo dell’assegno.
Il taglio è progressivo e arriva fino a trenta mesi nel 2035. In concreto, un riscatto di tre anni potrebbe valere, per uscire prima dal lavoro, come se fosse appena di sei mesi.
Secondo le simulazioni dei sindacati, nei casi più penalizzanti si potrebbe arrivare a restare al lavoro, o comunque senza pensione, fino a sfiorare i 47 anni di contributi, rispetto ai 42 anni e dieci mesi previsti solo pochi anni fa.
Come sottolinea la Cgil, una scelta di questo tipo incide soprattutto su chi ha iniziato a lavorare più tardi, su chi ha carriere medio-alte e su chi ha investito risorse importanti nel riscatto della laurea, spesso giovani che avevano fatto scelte basandosi su regole considerate stabili.
Ma questo non era il governo che prometteva di archiviare la legge Fornero? Se l’accusa era quella di costringere a lavorare più a lungo, in cosa cambia la sostanza quando si allungano le finestre, si riduce l’efficacia dei contributi e si sposta in avanti l’uscita reale dal lavoro?
Fonti:
https://www.today.it/economia/pensioni-effetto-meloni-cosa-cambia.html