Due sentenze negli USA: i social non sono innocui, sono progettati per creare dipendenza.
Smask
30 Marzo
Due giurie hanno stabilito che Meta e Google possono essere ritenute responsabili dei danni causati dalle loro piattaforme, non solo per i contenuti che circolano ma per come sono state progettate.
Nel caso californiano, una giovane che aveva iniziato a usare YouTube a 6 anni e Instagram a 11 ha ottenuto un risarcimento dopo aver dimostrato che l’uso prolungato di queste piattaforme aveva contribuito a sviluppare ansia, depressione e problemi di autostima. Nel New Mexico, invece, Meta è stata condannata a pagare 375 milioni di dollari per non aver protetto i minori, lasciando che sulla piattaforma si verificassero anche casi di sfruttamento sessuale, pur sapendo che il problema esisteva.
I danni non sono casuali.
Dalle informazioni emerse, le piattaforme erano in grado capire quando utenti molto giovani si trovavano in momenti di fragilità e proprio lì intervenivano con contenuti e pubblicità mirati. Allo stesso tempo, modifiche che avrebbero potuto ridurre questi effetti venivano scartate se facevano diminuire il tempo passato online.
Per anni le grandi piattaforme si sono difese sostenendo di non essere responsabili di ciò che gli utenti pubblicano, ma queste sentenze confermano il contrario: il funzionamento di questi sistemi segue logiche precise, che premiano la permanenza degli utenti anche quando questo ha conseguenze negative.
Non si tratta solo Mark Zuckerberg. Lo stesso schema si vede anche nell’intelligenza artificiale: sistemi legati a Elon Musk sono già finiti nelle polemiche perché hanno generato immagini false e contenuti offensivi su persone reali.
Queste non sono tecnologie neutre, ma sistemi progettati da persone, con obiettivi molto chiari. Fra questi, anche la manipolazione delle coscienze e della politica a favore dei nuovi oligarchi.
Anche per questo è nato Smask.
Fonti:
https://www.theguardian.com/commentisfree/2026/mar/27/meta-facebook-us-court-verdicts-david-goliath