La signora M rivendica “occupazione record”, ma l’INPS certifica un Paese che lavora di più e guadagna di meno.
Smask
31 Gennaio
Da mesi il governo della signora M racconta un Paese che cresce, lavora, incassa. Occupazione record, riforme fiscali “coraggiose”, italiani finalmente più ricchi.
Peccato che, a gennaio 2026, siano arrivati i dati ufficiali dell’INPS a riportare tutti con i piedi per terra.
Tra il 2019 e il 2024 i salari non hanno recuperato il potere d’acquisto perso con l’aumento dei prezzi. Gli stipendi sono cresciuti (nel privato del 14,7%, nel pubblico dell’11,7%), ma l’inflazione è cresciuta di più. Se si guardano i salari contrattuali, il divario con i prezzi supera i nove punti percentuali. In altre parole: oggi, con lo stesso stipendio, si compra meno.
Eppure il governo continua a rivendicare “un milione di nuovi posti di lavoro”. Nessuno lo nega. La domanda è un’altra: che tipo di lavoro è quello che cresce? I dati INPS mostrano che l’occupazione aumenta in un contesto di salari deboli, dove lavorare costa poco e conviene. Si lavora di più, ma il valore del lavoro resta basso.
Non solo.
I lavoratori con almeno 55 anni sono passati dal 12% al 20% in dieci anni: con stipendi bassi e carriere frammentate, restare più a lungo al lavoro diventa spesso l’unico modo per reggere.
Nel frattempo, nel settore privato le donne continuano a guadagnare circa il 70% degli uomini: meno di 20mila euro l’anno contro quasi 28mila. È vero, gli stipendi femminili crescono un po’ più in fretta. Ma partono molto più in basso e il divario resta.
E i nuovi occupati post-pandemia? Soprattutto giovani, poco istruiti, spesso nel Sud, concentrati nei servizi e nel turismo. Un lavoro fatto di stagioni e contratti brevi.
Ma vuoi mettere la soddisfazione di poter dire che “i numeri crescono”?
Fonti: